Mappatura del radon: parte il monitoraggio

monitoraggio gas radon confesercenti

I rilievi durano 12 mesi: al via subito per essere in regola

Scadrà tra poco più di un anno la mappatura del radon richiesta dalla Regione Puglia. Ma siccome il monitoraggio deve durare 12 mesi (6 mesi più 6 mesi), bisogna installare adesso i dosimetri per misurare il gas: chi non lo farà rischia di vedersi revocata l’agibilità  con  conseguente chiusura dell’attività. Il termine ultimo per ottenere i risultati dei rilevamenti, infatti, è fissato per l’11 febbraio 2019, dalla legge regionale numero 30 del 2016.

(“Norme in materia di riduzione delle esposizioni alla radioattività naturale derivante dal gas radon in ambiente chiuso”). Da quella data i Comuni avranno tempo 30 giorni per trasmettere i risultati delle misurazioni arrivate dai privati o dagli enti. Un obbligo che riguarda locali aperti agli utenti, insistenti a piano terra, seminterrato ed interrato, con la differenza che gli studi privati o gli esercizi commerciali possono limitare i controlli al piano terra, le amministrazioni pubbliche, le scuole o gli ospedali invece devono verificare ogni piano dell’edificio preso in considerazione.

Sono esentati dagli obblighi di misurazione i locali a piano terra con superficie non superiore a 20 metri quadrati.

Da tempo Confersecenti sta sensibilizzando gli associati come sottolinea il direttore Antonio Schipa con incontri e informazioni dedicate al problema: “Per troppo tempo si è sottovalutata la situazione, adesso c’è una legge chiara che impone l’obbligo a tutti i commercianti di intervenire. Il radon è la seconda causa di tumore al polmone nel mondo e gli edifici devono essere messi a norma”.

Nel 2016 ci fu un monitoraggio compiuto in oltre 400 scuole e alcuni edifici privati della Provincia di Lecce. I risultati dimostrarono le criticità in alcuni Comuni del territorio, come Casarano e San Donato, poi Corigliano e Melpignano, e a seguire Campi Salentina, Surbo, San Cesario, Soleto, Neviano, Salve, Morciano, Poggiardo, Diso e Castro. Indicazioni generiche che con il completamento degli esami dovuti con l’obbligo di legge potranno essere più precise, garantendo una mappa dettagliata delle esposizioni.

“È ormai ampiamente dimostrato – spiega l’ingegnere Pasquale Melpignano – che una prolungata esposizione ad elevate concentrazioni di radon accresce il rischio di sviluppo di tumore polmonare. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato il radon come agente cancerogeno di gruppo L, ossia come una sostanza per la quale vi è evidenza accertata di cancerogenicità anche negli esseri umani. II radon è collocato al secondo posto come causa di tumori polmonari dopo il fumo di tabacco». Si tratta di un gas inerte inodore, incolore e radioattivo, prodotto dal decadimento del radio, a sua volta prodotto da decadimenti successivi dell’uranio, presente in quantità diverse in tutta la crosta terrestre. Le radiazioni ionizzanti di tipo alfa formano i “figli del radon”.

Suolo, rocce, materiali da costruzione (tufo, granito) e falde acquifere sono le principali sorgenti di radon. In generale, il meccanismo che permette al radon di penetrare nei luoghi chiusi è la piccola depressione che esiste tra l’interno degli edifici ed il suolo, dovuta alla differenza di temperatura tra l’interno (più caldo) dell’edificio e l’esterno (più freddo) che permette l’aspirazione dell’aria dal suolo, ricca di radon, verso l’interno dell’edificio. La maggior parte del radon che viene inalato è espirata quasi totalmente prima che decada (una piccola quantità si trasferisce nei polmoni, nel sangue e, quindi, negli altri organi), mentre i prodotti di decadimento inalati, in gran parte attaccati al particolato sempre presente in aria, si depositano sulle pareti dell’apparato respiratorio e da qui irraggiano (tramite le radiazioni alfa) le cellule dei bronchi. Il dna delle cellule colpite può essere danneggiato e se i meccanismi di riparazione cellulare non sono sufficienti, si può sviluppare, anche a distanza di anni, un tumore polmonare.

articolo radon

Chi non effettua i controlli rischia di perdere l’agibilità

La normativa regionale è molto rigorosa: interessati gli esercizi commerciali ma anche gli studi professionali

Sono diffidenti gli esercenti di fronte alle proposte degli studi professionali autorizzati a proporre la rilevazione del radon. In molti infatti vedono nella norma, un ennesimo balzello che per le casse non proprio floride delle loro attività. Si parte dai cento euro delle offerte più economiche per arrivare anche a 180 euro per un locale di medie dimensioni.

“La rilevazione – spiega l’ingegnere Guido Scarpello – dipende da una serie di parametri, dall’ampiezza dei vani. La misura viene determinata come valore medio di concentrazione su un periodo annuale suddiviso in due semestri primaverile-estivo e autunnale-invernale. Occorre fidarsi di chi si avvale di un laboratorio certificato di dosimetria radon e di un coordinatore scientifico e che la valutazione della concentrazione media di attività di gas radon in aria sia effettuata in conformità a quanto previsto dalla legge regionale. Al termine delle attività di misura sarà rilasciata la relazione conclusiva delle attività a firma di un esperto qualificato in radioprotezione e l’eventuale proposta di mitigazione della concentrazione media di attività di gas radon da trasmettere, a cura del proprietario, entro un mese dalla conclusione del rilevamento al comune interessato e ad Arpa Puglia”.

Se infatti i valori restano al di sotto dei 300 Becquerel per metro quadro è sufficiente la comunicazione conclusiva, se invece i valori superano il limite imposto dalla legge, allora il proprietario dell’immobile deve presentare al comune interessato, entro e non oltre sessanta giorni, un piano di risanamento con una proposta di cronoprogramma di realizzazione delle opere, le cui previsioni non potranno superare un anno.

Il piano di risanamento deve essere approvato dal Comune entro e non oltre sessanta giorni dalla sua presentazione, previa richiesta di esame e parere alla Asl. Terminati i lavori di bonifica il proprietario dell’immobile deve effettuare le nuove misurazioni di concentrazione di attività di gas radon. Una prassi che può portare ad un aumento dei costi in maniera imprevista, specie se l’edificio si trova in una zona particolarmente esposta all’emissione delle radiazioni. E i controlli non si possono ignorare: in caso di mancata trasmissione delle misurazioni entro diciotto mesi, il comune provvederà a intimare con ordinanza la trasmissione delle misurazioni svolte, concedendo un termine non superiore a trenta giorni, la cui scadenza comporta la sospensione della certificazione di agibilità.

La legge vale ovviamente anche per gli edifici di nuova costruzione: il progetto edilizio deve contenere i dati necessari a dimostrare la bassa probabilità di accumulo di radon nei locali dell’edificio, ed in particolare una relazione tecnica dettagliata contenente indicazioni sulla tipologia di suolo e sottosuolo, dettagli sui materiali impiegati per la costruzione e infine soluzioni tecniche adeguate, per evitare l’accumulo di gas radon nei diversi locali.

articolo radon 2

Articolo tratto dal Nuovo Quotidiano di Puglia del 25.2.2018

Pubblicato il